Jorge Eielson, Quipus 60 A, 1974, painted burlap over wood, 115 x 115 x 7 cm

Cortesi Gallery, Londra

Jorge Eielson: materia, segno, spazio

A cura di Francesca Pola

2 marzo – 24 maggio 2019
Private view: venerdì 1 marzo 2019, dalle 18 alle 20.30

L’artista peruviano Jorge Eielson (Lima, 1924 – Milano, 2006) è una figura fondamentale nell’arte della seconda metà del XX secolo, la cui importanza sta acquisendo sempre più un crescente riconoscimento internazionale. Questa mostra alla Cortesi Gallery, curata da Francesca Pola, è la sua prima mostra personale a Londra e nel Regno Unito. Realizzata in collaborazione con l’Archivio Jorge Eielson e il Centro Studi Jorge Eielson di Firenze, raccoglie una serie di esempi fondamentali del suo lavoro, per presentare i momenti cruciali della sua attività creativa.
Poeta e scrittore, prima ancora che artista visivo, Eielson ha da sempre ricercato forme di comunicazione artistica che esprimessero volutamente la contaminazione e il dialogo tra diverse specificità e culture, al di là di convenzioni acquisite e pratiche consolidate. La dimensione sperimentale e radicale del suo operato lo ha portato a condensare i differenti aspetti della sua creatività in sue opere artistiche essenziali, senza tuttavia mai rinunciare a una dimensione narrativa e simbolica.
La mostra prende avvio dalle matericità rarefatte e informali dei suoi Paesaggi infiniti della Costa del Perù, per passare a una serie di opere in cui il prelievo oggettuale viene rivisitato e acquisito alla pittura: tessuti e capi di vestiario (camicie, pantaloni, cappelli), che vengono strappati, bruciati, tagliati e mescolati a superfici materiche. Sono il risultato degli anni del primo soggiorno parigino del 1948, dove grazie a una borsa di studio del governo peruviano Eielson entra in contatto con le grandi avanguardie internazionali (vi tornerà vent’anni dopo); e dell’ancor più decisiva esperienza romana, che a partire dal 1951 si rivela foriera di sollecitazioni cruciali alla maturazione del suo idioma visivo personalissimo, evoluto anche con il suo trasferimento a Milano a partire dagli anni Settanta. A restituire il contesto di maturazione di questa sua svolta decisiva, vengono perciò presentate in mostra anche alcune opere di artisti italiani, che paiono particolarmente rivelatrici della identità  molteplice del suo lavoro: ricerche sulla materia, sul segno e sulla spazialità della forma, esemplificate da autori come Lucio Fontana, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Salvatore Scarpitta, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi.
Del 1963 è il primo “Quipus” di Eielson, elemento che diviene da questa data fattore distintivo del suo linguaggio: la torsione e tensione del tessuto, che viene articolato in nodi ispirati appunto al “quipus”, antico linguaggio degli incas precolombiani del Perù, ma nel quale Eielson concentra molteplici significati di diverse culture e provenienze, facendone un segno di comunicazione transculturale e globale. Così come, a differenza di movimenti coevi come il Nouveau Réalisme o il Neo Dada, l’elemento oggettuale non è in lui mai utilizzato come indice o prelievo ma come suggestione e riverbero di umanità, analogamente le grandi spazialità delle sue tele monocrome sono strutturate in forme geometriche attivate dai nodi dei Quipus, che declinano l’idea della shaped canvasin una direzione fortemente personale e suggestiva, carica al tempo stesso di memoria e di una energia fisica interiore. È una dimensione performativa e temporale inerente al lavoro di Eielson, che si ritrova anche nelle sue installazioni a contenuto variabile, come il Poema escultòrico del 1979-80, o nelle sue performance dal vivo, come quella celebre alla Biennale di Venezia del 1972.
L’esposizione di Londra alla Cortesi Gallery intende porre l’accento su questa attualità stringente della poetica di Eielson nella sua dimensione comunicativa globale, comprovata anche dall’essere stata fonte di ispirazione per il padiglione peruviano all’ultima Biennale di Architettura di Venezia del 2018, costituito da un’installazione di 250 metri quadri, con un panello d’entrata che mostrava 447 nodi rappresentanti le 447 “huacas” presenti a Lima, in un dialogo di architettura e ambiente, memoria e attualità.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue (italiano / inglese), edito da Skira, che include un saggio di Francesca Pola, immagini di tutte le opere esposte, vedute della mostra e un’appendice bio-bibliografica. Fondato su un’estesa ricerca storico-artistica, offre una comprensione più completa e apre a ulteriori studi internazionali sul lavoro di Eielson.


Cortesi Gallery London
41 & 43, Maddox St
W1S 2PD London – UK
+44 20 74 93 6009

Assistant director:
Ottavia Fontana
ottavia@cortesigallery.com

Gallery assistant:
Camilla Romeo
camilla@cortesigallery.com