Installation views “Walter Leblanc e la Neo-avanguardia Europea”, Cortesi Gallery, Milano
Foto di: Bruno Bani. Courtesy: Cortesi Gallery London,  Milan, Lugano

Cortesi Gallery, Milano

Walter Leblanc e la Neo-Avanguardia Europea

A cura di Francesca Pola

In collaborazione con la Fondazione Walter & Nicole Leblanc

14 settembre – 21 ottobre 2017
Inaugurazione: Giovedì 14 settembre 2017, dalle 18.00 alle 20.30

Cortesi Gallery è lieta di presentare nella propria sede milanese l’artista belga Walter Leblanc (1932-1986), figura fondamentale nell’arte europea del secondo dopoguerra, la cui importanza sta gradualmente raggiungendo una crescente attenzione internazionale. Questa mostra alla Cortesi Gallery, curata da Francesca Pola e realizzata in collaborazione con la Fondation Walter & Nicole Leblanc di Bruxelles, presenta un confronto tra l’opera dell’artista belga e una selezione di autori a lui coevi, attivi nel contesto della neo-avanguardia europea degli anni Cinquanta e Sessanta, che sono stati suoi interlocutori nell’evoluzione del suo percorso creativo. Tra gli autori in mostra: Getulio Alviani, Marina Apollonio, Alberto Biasi, Agostino Bonalumi, Davide Boriani, Alberto Burri, Antonio Calderara, Enrico Castellani, Gianni Colombo, Dadamaino, Gabriele Devecchi, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Heinz Mack, François Morellet, Bruno Munari, Henk Peeters, Ivan Picelj, Otto Piene, Antonio Scaccabarozzi, Günther Uecker, Grazia Varisco, herman de vries.
Già dalle sue prime opere monocrome del 1958, e poi in particolare con l’individuazione della “torsione” quale elemento fondante e determinante del proprio procedere creativo dal 1959, l’opera di Leblanc si colloca da subito al centro di un dibattito cruciale per la situazione artistica europea di quegli anni: quello del superamento della pittura, in favore di una ridefinizione radicale dell’identità stessa del fare artistico. L’autore ha intitolato le sue diverse realizzazioni Twisted Strings, Mobilo-Static, Torsions Schématique, Stringfields: sono superfici o sculture ritmate da questa rotazione del materiale, scandite da progressioni regolari che anticipano soluzioni optical o minimal, ma ne rifiutano la freddezza compositiva, costantemente richiamandosi a un legame attivo con lo spazio circostante. La geometria suadente delle sue realizzazioni, esatte eppure così vibranti, è da Leblanc declinata in materiali inconsueti e diversificati (come fili di cotone, lattice, PVC, metalli), in strutturazioni che ci appaiono come l’inevitabile materializzarsi di un tempo dell’esistere distillato dal pensiero. In questa volontà costruttiva e strutturante, ogni opera di Leblanc intende dialogare attivamente con la luce e l’atmosfera.
La generazione artistica europea che con Leblanc condivide e attua questa rivoluzione, ricerca come lui un’immagine senza attributi soggettivi ed espressivi: vede nell’azzeramento di questi aspetti (come l’effusione cromatica o la gestualità incontrollata, caratteristici del movimento Informale che aveva dominato il decennio appena concluso), un nuovo inizio, una tabula rasa di oggettività. La riduzione formale ed espressiva (l’azzeramento) è intesa come una possibilità decisiva per la ricostruzione positiva del linguaggio visivo, una volta superata la disillusione, storica e culturale, che aveva seguito, in particolare in Europa, gli esiti della seconda guerra mondiale.
Per questa nuova generazione artistica, il punto fondamentale è il superamento della soggettività autoriale, per giungere alla totale autonomia dell’opera come distinzione e oggetto di esistenza reale. Questo avviene ad esempio nella nuova nozione di superficie come spazio di accadimenti, materiali o immateriali, e non come contenitore: oggetto di articolazione di una libertà consapevole, e non più ricettore di sussulti psichici.
Emerge da questo percorso, di necessità non esaustivo, una visione europea transnazionale, alternativa certamente rispetto all’arte americana, ma in un certo senso anche rispetto all’allora egemone ambiente parigino, che agisce secondo una nuova geografia, e viaggia tra Milano, Roma, Losanna, Berna, Basilea, Düsseldorf, Monaco, Francoforte, Londra, Rotterdam, Amsterdam, Anversa, Copenaghen, Zagabria. Un nuovo network di luoghi e idee, connotato generalmente da iniziative e spazi autogestiti: come le riviste, le gallerie, le mostre ideate e organizzate direttamente dagli artisti, gli stessi cataloghi e inviti scritti e progettati da loro, le esposizioni fatte di opere facilmente trasportabili, proprio per renderle itineranti; il tutto, tendenzialmente e possibilmente, senza nemmeno più la mediazione della critica.
La mostra è stata preceduta da Walter Leblanc. Sensorial Geometries, personale dell’artista presentata nella sede londinese di Cortesi Gallery (1 giugno -21 luglio 2017), accompagnata da un catalogo completamente illustrato, edito da Mousse, che include un saggio di Francesca Pola, immagini di tutte le opere esposte, vedute della esposizione e un’appendice bio-bibliografica. Fondato su un’estesa ricerca archivistica e iconografica, offre una comprensione più completa e apre a ulteriori studi internazionali sul lavoro di Leblanc. In occasione dell’esposizione milanese, a completamento di tale pubblicazione, è stato realizzato un pieghevole che include le opere esposte e un testo inedito di Francesca Pola, relativo alla contestualizzazione dell’opera di Leblanc nell’ambito della neo-avanguardia europea.


Cortesi Gallery Milan
Corso di Porta Nuova, 46/B
20121 Milano – IT
+39 02 36 75 65 39

Exhibition Coordinator:
Margherita Strada
margherita@cortesigallery.com

Gallery Assistant, Communications:
Valentina Lovato
valentina@cortesigallery.com