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Jesus Rafael Soto

(1923 a Ciudad Bolívar,Venezuela - 2005 a Parigi, Francia)

Jesús Rafael Soto nasce a Ciudad Bolívar il 5 giugno 1923. Già da ragazzo inizia a dipingere dei poster per i cinema della sua città natale. Non era possibile non notare il suo precoce talento artistico, pertanto Soto si iscrive e frequenta l'Accademia artistica di Caracas. Dopo gli studi, dirige dal 1947 al 1950 la Escuela de Artes Plasticas a Maracaibo. Nello stesso anno, parte per Parigi, dove conosce Jean Tinguely, Victor Vasarely e Yaacov Agam. Con loro organizza varie esposizioni alla Galleria Denise René e al Salon des Realites Nouvelles e, proprio grazie a queste, viene conosciuto in tutto il mondo. Tra gli anni settanta e gli anni novanta, i lavori di questo artista vennero esposti al MOMA(Museum of Modern Art) e al Museo Guggenheim, entrambi situati a New York. Nel 1973 venne inaugurato, in suo onore, il Museo di Arte Moderna Jesús Soto a Ciudad Bolívar (progettato da Carlos Raúl Villanueva), che raccoglie tutt'oggi numerosi quadri, sculture e installazioni dell'artista. Per alcuni anni il museo venne diretto da un altro grande protagonista dell'arte cinetica: l'italiano Getulio Alviani. Gli sviluppi della ricerca artistica svolto da Soto lo condussero a trasformare la superficie piana dell'opera in spazio tridimensionale e ad ampliare le possibilità di interazione dello spettatore con l'opera fino a farlo divenire parte integrante.L'interesse di Soto sul movimento non si concentra sui modi di attribuire un moto all'opera ma come suscitare un effetto ottico di spostamento nella percezione dello spettatore determinato dall'interazione tra forme, colori e spazio. Nei primi lavori l'artista ottiene questo effetto attraverso la ripetizione e la sovrapposizione di elementi bidimensionali; come si può vedere in Sotomagie (1967), composta da undici serigrafie e assemblages e rappresentativa delle sue ricerche degli anni '50. Soto lavorò con la ripetizione di piani al di sopra della superficie pittorica in modo da suggerire una schematizzazione del movimento. Divenne in seguito evidente che per ottenere il movimento era necessario introdurre lo spazio reale nell'opera, quindi iniziò ad utilizzare lamine di plexiglas per creare trame geometriche in grado di attivarsi con lo spostamento dello spettatore. Nei lavori successivi Soto introdusse il colore per generare spazi illusori attraverso il contrasto tra superfici monocromatiche; questo accostamento crea l'illusione di uno sfalsamento di piano con alcuni elementi che avanzano verso lo spettatore mentre altri retrocedono. Queste ambiguità visive si arricchirono con la presenza di fili metallici e barre sospese e in un momento successivo, con linee fluttuanti nell'aria – poi chiamati writings – che vibrano in relazione con le trame che fanno da sfondo. Il fascino sprigionato dall'energia generata dall'accostamento di campi cromatici condusse Soto a trovare il modo di introdursi in esso, di estenderlo nello spazio fino ad avvolgere lo spettatore. Cominciò a moltiplicare il numero di aste e fili di nylon che non solo coprivano lo spazio fisico ma ne evidenziavano la densità e al contempo lo dissolvevano attraverso gli effetti luminosi provocati dal movimento tra gli elementi. Creò, così, verso la fine degli anni sessanta i primi Penetrables, opere in cui il pubblico si può muovere all'interno di un monocromo espanso. Questi lavori proseguirono, anche se non conclusero, le ricerche iniziate circa vent'anni prima. Soto in realtà non considerò mai l'ipotesi di ritenere il problema risolto in maniera definitiva; nell'arco di circa cinque decenni di attività artistica ritoccò liberamente i temi iniziali della sua ricerca incorporando, di volta in volta, nuove alternative a "una ricerca in movimento".

Soto muore a Parigi il 14 gennaio 2005 e viene sepolto al Cimitero di Montparnasse.