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© 2017 Cortesi Gallery

Dadamaino

(1930 – 2004 a Milano, Italia)

Eduarda Emilia Maino neasce a Milano nel 1930. 

 

Pittrice autodidatta Dada (diminutive di Efuarda) inizia ad avvicinarsi all’arte dopo aver conseguito la laurea in medicina, quando nel 1957 conosce Piero Manzoni con il quale strinse un’amicizia che durò per il resto della loro vita. L’anno seguente aderisce all’avanguardie milanese e realizza il suo primo sostanziale corpus di opere, i Volumi, creando buchi circolari ed ellittici nella tela, che hanno una forte somiglianza con i Buchi di Fontana. Nello stesso anno Dada realizza la sua prima personale presso gli spazzi della Galleria dei Bossi a Milano. 

 

Dopo aver preso parte alle esperienze di Azimut e ZERO – e aver tratto ispirazione dei maestri dello Spazialismo e del Minimalismo Lucio Fontana e Yves Klein – l’artista rivolge la sua attenzione al rapporto tra arte e spazio e al modo in cui questo può essere rappresentato attraverso le forme. 

Nel 1961 l’artista prende parte a una mostra organizzata nei Paesi Bassi dove il suo nome viene scritto in modo sbagliato intendendolo un’unica parola Dadamaino che dal 1963-64 in poi diventa il nome con cui si firma l’artista. 

Nel 1962 Dadamaino, insieme ai più importanti artisti del gruppo Nulprende parte a una mostra organizzata presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Nello stesso anno entra a far parte del movimento Nouvelle Tendence, i cui membri includono Getulio Alviani, Bruno Munari, Raphael Soto ed Enzo Mari. In questo periodo, affascinata dall’idea di movimento, crea una serie di oggetti ottico-dinamici, a cui seguono la Ricerca del colore (1966-68) in cui si dedica a un’attenta analisi delle combinazioni cromatiche dello spettro solare.

 

Negli anni ’70 Dadamaino si avvicina alle sperimentazioni portate avanti della Op Art, creando dipinti caratterizzati da illusione ottica. Dopo una decina di anni l’artista rivolge la sua attenzione alla semiotica, disegnando minuscoli simboli e pseudo-lettere in modo ripetitivo sia su carta che su tela. Lo stesso tema viene impiegato per la realizzazione del ciclo I fatti della vita, opere che espone alla Biennale del 1980. Tre anni dopo l’artista viene celebrata con una grande retrospettiva organizzata presso il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAD), Milano e poi nel 1990 viene nuovamente invitata ad esporre alla Biennale di Venezia. Nel 2000 il Museo Bochum le dedica una retrospettiva dove viene esposta una selezione completa delle sue opere. 

 

Le sue opere sono presenti in collezioni in tutto il mondo tra cui la Tate Modern, Londra; la Collezione Peggy Guggenheim, Venezia e la Foundation for Concrete Art Roland Phleps a Zähringen in Germania. 

 

Dadamaino muore a Milano nel 2004.