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VINCENZO AGNETTI

Milano, 1926 - 1981

Vincenzo Agnetti è un artista, critico, teoretico e scrittore italiano e rappresenta uno degli artisti concettuali più influenti del XX secolo.

Nato a Milano nel 1926, Agnetti si diploma all’accademia di Brera per poi immatricolarsi alla scuola del Piccolo Teatro, entrambi a Milano.

I suoi esordi pittorici furono fortemente influenzati dalla poesia e la pittura informale. Verso la fine degli anni 50, Agnetti smette di dipingere e comincia a scrivere come critico per Azimuth, rivista fondata da Manzoni e Castellani che si occupa di coprire gli sviluppi dell’arte avanguardistica.

Dal 1962 al 1967, si trasferisce in Argentina dove comincia a lavorare nel campo dell’automazione elettronica. Questi anni sono caratterizzati da un rifiuto di dipingere e una scrittura prolifica. 

Dopo vari viaggi in Arabia, Scandinavia e America, torna a Milano e si dedica completamente all’arte. Agnetti mette al centro della sua ricerca artistica il linguaggio che diventa lo strumento e il fondamento dei suoi successivi lavori.

Risale al 1967 la sua prima mostra personale tenutasi a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. L’anno successivo espone l’emblematica Macchina Drogata alla Galleria Visualità, Milano; una calcolatrice Olivetti Divisumma 14 i cui numeri sono sostituiti da lettere che generano una poesia senza senso che raggiunge l’astrazione. Altre opere importanti che continuano la riflessione di Agnetti sul linguaggio sono i Feltri e Assiomi. Queste opere assicurano ad Agnetti il riconoscimento di uno degli artisti più concettuali in Italia. Il suo lavoro è considerato un importante legame tra il circuito internazionale dell’arte concettuale e il contesto emergente dell’Arte Povera.
Dopo una lunga carriera dedicata ad esplorare le possibilità del linguaggio nelle sue forme artistiche, Agnetti muore nel 1981.